Un bravo sommelier o degustatore, nel momento in cui decide di degustare il vino, riesce già ad un primo e attento sguardo nel calice, a capire alcune caratteristiche del vino che andrà ad assaggiare.

Si chiama Analisi Visiva del vino e ci permette di avere molte informazioni precise, senza ancora averlo assaggiato: ecco cosa c’è da sapere per degustare il vino anche se sei alle prime armi!

Degustare il vino #1 | Analisi Visiva

Chi inizia a degustare il vino durante i primi assaggi ‘meditati’ tende, com’è normale che accada, a concentrarsi sui profumi del vino, più immediati ed invitanti.

Eppure può essere sorprendente sapere quante informazioni ci riserva un calice di vino semplicemente osservandolo attentamente nel bicchiere!

Un approccio alla degustazione più approfondito infatti inizia con l’analisi visiva del vino, dove si osservano differenti caratteristiche ed informazioni che il vino è in grado di rivelare allo sguardo, quali:

  • Il colore
  • la trasparenza
  • la consistenza
  • l’effervescenza (se spumante)
  • la luminosità
  • gli archetti o lacrime del vino

 

 A cosa serve l’analisi visiva del vino

Grazie alla combinazione delle informazioni che riusciamo ad identificare osservando il vino nel calice, possiamo capire in che stato di salute si trova il nostro vino.

Attenzione: non ci soffermiamo a giudicare se è buono o cattivo, ma possiamo comprendere se è un vino giovane o se già mostra qualche acciacco del tempo causato dall’ossidazione, se ha un corpo snello o ci si deve aspettare un vino corposo, se è ancora ‘vivo’ o si è appiattito e senza acidità.

Ovviamente, tutto ciò che ci promette nel calice, successivamente deve trovare conferma con l’analisi olfattiva e gustativa: saranno la conferma delle ipotesi che abbiamo stimato osservandolo.

 

Il colore del vino

Oltre ad essere un elemento invitante in termini cromatici, il colore del vino ci permette di capire diverse cose:

  • la tipologia del vino (bianco, rosso, rosato, vino dolce passito)
  • possiamo ipotizzare il vitigno (carico di colore o scarico)
  • se ha subito qualche tipo di lavorazione particolare (non filtrato se ha particelle in sospensione, oppure leggermente ossidato o aranciato per certe tipologie di vini)
  • l’età, non intendendo l’annata (se è particolarmente giovane, un vino rosso avrà sfumature violacee o al verdino se è un vino bianco)
  • oppure se ha già qualche segno del tempo (osservando l’unghia del vino tendente all’aranciato)

 

La trasparenza del vino

A seconda della tipologia del vitigno, alcuni vini si presenteranno particolarmente carichi di ‘sostanza colorante’, chiamati ANTOCIANI (ad esempio il Teroldego è molto carico di colore) oppure possono essere più scarichi di colore (Pinot Nero).

Più o meno carico, questo non definisce comunque la qualità del vino ma ci fa comprendere se il vitigno che stiamo per assaggiare ha le caratteristiche che ci si aspetta in termini di colore o se denota qualche anomalia (voluta o meno dal produttore).

In questo caso, se conosciamo la tipologia del vitigno che stiamo per analizzare e conosciamo particolarmente bene le caratteristiche cromatiche del vitigno, possiamo capire se ci troviamo di fronte un vino che

 

Consistenza (detta anche il Corpo del Vino)

Ciò che determina la fluidità del vino è dato dall’estratto secco, cioè la somma di tutte le sostanze presente nel vino (sali minerali, acidi, sostanze coloranti, zuccheri, glicerina, alcool).

Maggiore sarà la quantità di sostanze presenti in termini di percentuale, più ‘carico’ sarà il liquido e di conseguenza il suo peso specifico mentre lo facciamo roteare nel calice.

La quantità di estratto secco non definisce comunque la qualità: non è che un vino più è corposo, più è buono. E’ certamente la combinazione tra le varie sostanze rapportate alla tipologia del vino che ne definisce la qualità.

Il corpo del vino ci da comunque ottimi spunti di riflessione su ciò che potremmo aspettarci all’assaggio: struttura, alcool, acidità, morbidezza.

 

Luminosità

L’effetto di luminosità, o di brillantezza che possiamo ritrovare nel calice è dato dalla presenza di acidità, vera spina dorsale di ogni tipologia di vino.

L’acidità regala grande bevibilità al vino perchè stimola il palato e non appesantisce l’assaggio, oltre a garantire una lunga vita al vino stesso. Un vino senza acidità è un vino morto, per intendersi, pesante, difficile da sorseggiare.

 

Archetti o ‘lacrime del vino’

Quando facciamo roteare il calice e osserviamo gli archetti scendere, chiamati anche lacrime del vino, possiamo individuare la presenza due elementi: alcool e glicerina.

L’ampiezza degli archi sono determinati dalla presenza dell’alcool, la viscosità delle lacrime sono determinate dalla concentrazione della glicerina.

 

Effervescenza

Negli spumanti metodo classico e metodo charmat, le dimensioni e la frequenza della grana delle bollicine definiscono la finezza e la ‘cremosità’ della bollicina e quindi dell’impatto che si avrà nel palato. Per intendersi, un’acqua gasata con bollicina grossolana, sarà molto aggressiva al palato, mentre una capocchia di spillo tenderà a trasformarsi in qualcosa di spumoso e vellutato.

 

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